Tel: 075 5051704 - Fax: 178 2206856 - segreteria@ipassnet.it

Studio dell’esposizione ai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici di colture cellulari e cancerogenesi sperimentale

Progetto di ricerca Apat n°08-bis/03/GAR Tema 1 “Esposizione ai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici”
Hanno partecipato al progetto, oltre al Consorzio IPASS S.c.a.r.l. (Ente Capofila), altre due unità operative:
- CIRIAF – Centro Interuniversitario di Ricerca sull’Inquinamento da Agenti Fisici Atmosferici;
- FN S.p.a. – Nuove Tecnologie e Servizi Avanzati S.p.A.

I potenziali effetti dei campi elettromagnetici hanno ricevuto negli ultimi 40 anni una crescente attenzione da parte della comunità scientifica internazionale. Le sorgenti di campi elettromagnetici sono rappresentate da linee elettriche, cablaggi per la fornitura di corrente ad uso domestico, motori elettrici, schermi per computer, apparati per telecomunicazione e diffusione radiotelevisiva, telefoni cellulari e relative stazioni radio base, etc. L’esposizione a campi elettromagnetici è regolamentata da una varietà di norme, volontarie o di legge. Tra queste, a livello internazionale le più importanti sono le linee guida elaborate dalla Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti (ICNIRP), contestualmente ad una serie di standard internazionali. Le linee guida sono state predisposte in modo tale da evitare qualsiasi tipo di danno noto, sia a breve che a lungo termine, provocato dall’esposizione; l’individuazione dei valori limite è stata effettuata con ampi margini di sicurezza. I comuni livelli di esposizione sono quasi sempre al di sotto dei limiti raccomandati. La valutazione dei potenziali rischi dei campi elettromagnetici è affetta da parecchie incertezze. In particolare, diversi studi epidemiologici suggeriscono l’esistenza di correlazioni tra l’esposizione a campi elettromagnetici e patologie nell’uomo. Gli effetti riscontrati variano in funzione della frequenza del campo elettromagnetico. Tra le sorgenti di onde a frequenza estremamente bassa (ELF 30-300 Hz) troviamo la corrente alternata (50-60 Hertz (Hz)) relativa alla rete di distribuzione dell’energia elettrica e quindi tutti gli apparecchi che utilizzano tale alimentazione. Di recente l’EPA (Ag. per l’ambiente USA) ha confermato la probabilità di effetti cancerogeni del campi ELF sopratutto nei bambini e negli operatori professionali. Viene inoltre avanzata la probabilità di anomalie cromosomiche in grado di provocare tumori indotti trasmissibili a livello ereditario. È per questa ragione che si va sempre più diffondendo la consapevolezza tra la popolazione dei rischi che derivano dalla vicinanza ad un elettrodotto o ad altri insediamenti di derivazione elettrica. Le comuni sorgenti di campi RF comprendono: monitor e apparecchi con schermo video (3 – 30 kHz), radio AM (30 kHz – 3 MHz), riscaldatori industriali ad induzione (0,3 – 3 MHz), termoincollatrici a radiofrequenza, marconiterapia (3-30 MHz), radio FM (30 – 300 MHz), telefonia mobile, emittenza televisiva, forni a microonde, radarterapia (0,3 – 3 GHz), radar, collegamenti satellitari (3 – 30 GHz) e il sole (3 – 300 GHz). La maggior parte dei campi RF che si riscontrano nell’ambiente esterno sono dovuti all’emittenza radiotelevisiva e agli impianti di telefonia e trasmissione dati. L’esposizione a RF dovuta a impianti di telefonia e trasmissione dati è generalmente inferiore a quella dovuta all’emittenza radio o TV. Le sorgenti RF diffuse nell’ambiente domestico comprendono forni a microonde, telefoni mobili, sistemi di allarme, unità con schermo video ed apparecchi televisivi. I campi RF vicino agli apparati nei posti di lavoro possono superare le decine di W/m2. I campi RF sono radiazioni non ionizzanti (NIR). A differenza dei raggi X e dei raggi gamma, sono troppo deboli per rompere i legami che tengono unite le molecole nelle cellule e produrre quindi la ionizzazione. I campi RF possono, tuttavia, produrre diversi effetti sui sistemi biologici, come piante, animali o esseri umani. Questi effetti dipendono dalla frequenza e dall’intensità del campo RF. I campi RF al di sopra di 10 GHz vengono assorbiti dalla superficie della pelle, e pochissima energia penetra nei tessuti sottostanti. Affinché si verifichino effetti di danno diretto alla salute, per effetto dell’esposizione a campi RF al di sopra di 10 GHz, occorrono densità di potenza superiori a 1000 W/m2. Questi livelli non si riscontrano nella vita quotidiana. I campi RF tra 1 MHz e 10 GHz penetrano nei tessuti esposti e producono calore a seguito dell’assorbimento di energia in questi tessuti. La profondità di penetrazione dei campi RF nel tessuto dipende dalla frequenza del campo ed è maggiore alle frequenze più basse. L’assorbimento di energia a campi RF da parte dei tessuti è misurato come tasso di assorbimento specifico (SAR) entro una data massa di tessuto. L’unità del SAR è il watt al chilogrammo (W/kg). Il riscaldamento indotto nei tessuti corporei può provocare varie risposte fisiologiche e risposte legate alla termoregolazione, compresa una ridotta capacità di svolgere attività mentali o fisiche per effetto di alterazioni della temperatura corporea. I campi RF al di sotto di 1 MHz non producono un riscaldamento significativo. Essi inducono piuttosto correnti e campi elettrici nei tessuti, misurati in termini di densità di corrente. Densità di corrente indotta al di sopra di almeno 100 mA/m2 possono interferire con il normale funzionamento del corpo e provocare contrazioni muscolari involontarie. Si presume che l’esposizione a campi RF di bassa intensità presenti negli ambienti di vita possa provocare un aumento del rischio di cancro. Nel presente progetto di ricerca sono state analizzate le problematiche connesse all’esposizione in ambiente abitativo ai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici prodotti da nuove soluzioni di telefonia mobile e sistemi di trasmissione dati quali le reti locali senza fili WLAN (Wireless Local Area Network). A tale proposito sono state analizzate reti wireless e sistemi di focalizzazione dei fasci d’onde prendendo in esame le problematiche relative all’installazione delle reti in ambienti ad uso misto quali civili abitazioni dove è necessario far coesistere la possibilità di utilizzare talune nuove tecnologie con la necessità di proteggere la salute degli occupanti.
La ricerca, inoltre, ha permesso di individuare nuovi materiali schermanti ovvero nuove soluzioni impiantistiche finalizzate alla riduzione e al confinamento dei campi non ionizzanti. Il 90 % delle onde elettromagnetiche generate da sorgenti esterne e presenti in ambiente indoor entrano attraverso i vetri, le pareti ed i tetti in legno. Particolare attenzione è stata rivolta allo sviluppo di nuovi tessuti da impiegare per la realizzazione di elementi edilizi che manifestano proprietà isolanti congiunte (acustiche, elettromagnetiche e termiche).

Progetto di ricerca Apat n°08-bis/03/GAR Tema 3 “Cancerogenesi sperimentale”
Hanno partecipato al progetto, oltre al Consorzio IPASS S.c.a.r.l. (Ente Capofila), altre due unità operative:
- CIRIAF – Centro Interuniversitario di Ricerca sull’Inquinamento da Agenti Fisici Atmosferici;
- FN S.p.a. – Nuove Tecnologie e Servizi Avanzati S.p.A.

Il problema dell’inquinamento da campi elettromagnetici è divenuto di rilevante importanza nella politica ambientale attuale, anche per la stretta connessione con gli aspetti della salute umana. Un settore di significativo interesse per la ricerca è quello delle radiazioni non ionizzanti e della loro interazione con l’uomo e l’ambiente. Il termine “radiazione non ionizzante”, NIR (Non Ionizing Radiation), sintetizza tutte quelle forme di radiazioni elettromagnetiche la cui interazione con la materia produce effetti primari diversi dalla ionizzazione (che non determinano cioè rottura dei legami atomici e molecolari). Sono considerate sorgenti NIR anche i campi elettrostatici, i campi magnetostatici ed il passaggio di energia attraverso la materia sotto forma di vibrazioni ultrasoniche. Le NIR che destano maggior interesse negli studiosi, per i loro possibili effetti sull’uomo sono le ELF (extremely low frequency), onde a bassissima frequenza (30-300 Hz), e le RF/MW (radiofrequenze e microonde), con bande di frequenza comprese tra 300 Hz e 300 GHz. Se è vero che la biosfera, nella sua accezione più generale, è quotidianamente sottoposta a radiazioni elettromagnetiche comprese in tutto lo spettro, dalle basse frequenze fino alle radiazioni cosmiche, ivi comprese le microonde di origine tellurica e planetaria e le onde radioelettriche provenienti dal sole, è altrettanto vero che il repentino sviluppo di nuove tecnologie, operanti in questo campo di frequenze, ha fatto aumentare in maniera oltremodo significativa la densità di queste radiazioni nel nostro ambiente. Intorno al 1950, infatti, si rilevavano al suolo dei paesi occidentali appena 10 pW/cm nello spettro di frequenze da 100 kHz a 300 GHz, mentre attualmente si misurano valori da un milione a un miliardo di volte più alti, a causa del rapido sviluppo delle telecomunicazioni. Nel campo delle microonde, la diffusione della telefonia radiomobile, le strutture della quale richiedono l’allestimento di una vera e propria rete di antenne emittenti su tutti i territori coperti dal servizio, comporta anch’essa un significativo incremento dell’esposizione a queste radiazioni. Per quanto concerne le basse frequenze, l’impiego sempre maggiore dell’elettricità e lo sviluppo di nuove tecnologie elettriche sottopongono una parte crescente della popolazione a elevati campi non ionizzanti. L’esposizione ai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici della popolazione è da attribuire essenzialmente, negli ambienti di vita, alle emissioni provocate da impianti per teleradiocomunicazioni e radar (RF e MW), dalle sorgenti domestiche, e dalle linee di trasporto e distribuzione dell’energia elettrica (ELF). La velocità di propagazione delle radiazioni non ionizzanti nel vuoto, e le leggi della fisica che le governano, sono identiche, indipendentemente dalla loro lunghezza d’onda o frequenza. A seconda della frequenza si determinano però diversi modi d’interazione della stessa con la materia. L’emissione delle radiazioni, il loro assorbimento e la loro propagazione in mezzi materiali dipendono, infatti, dalle condizioni fisiche e dalla natura delle sostanze emittenti ed assorbenti o di quelle che consentono la propagazione.
Nel presente progetto di ricerca sono stati analizzati gli effetti connessi all’esposizione umana a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici di differenti frequenze. A tale proposito si farà particolare riferimento alle modificazioni indotte dai campi suddetti su colture biologiche di cellule del sistema linfoide. Sono state affrontate tematiche riguardanti la verifica dell’effetto dell’esposizione a campi non ionizzanti su cellule normali del sistema linfoide, quali timociti e linfociti T. In particolare, sono stati analizzati i fenomeni che possono contribuire alla cancerogenesi, come alterazioni nei processi di crescita e di sopravvivenza cellulare. Gli studi di carattere biomedico si concentreranno su cellule del sistema linfoemopoietico con particolare attenzione al timo, date le osservazioni che sembrano suggerire un possibile effetto dei campi non ionizzanti sull’insorgere di leucemie. Gli studi suddetti sono stati effettuati su modelli sperimentali costituiti da cellule timiche, ibridomi timici e linee cellulari linfoidi sia murine che umane. La ricerca è stata effettuata mediante l’impiego di un sistema di stimolazione elettromagnetica progettato e realizzato allo scopo. Il sistema suddetto ha permesso di valutare le caratteristiche di propagazione di campi non ionizzanti di differenti frequenze all’interno di colture cellulari del sistema linfoide e possibili alterazioni delle colture stesse.

Qualità